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In questo terribile 2020, il mondo piange il più grande di tutti: Diego Armando Maradona. Resuscitato più volte dalla sua vita spericolata, stavolta non ce l’ha fatta. Con i suoi pregi e difetti, Maradona ha rappresentato un simbolo di speranza e riscatto per le classi più povere di Buenos Aires, ma anche di Napoli.

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Infografica Maradona by Rocket Centimetri

 

I successi

Nato e cresciuto a Villa Fiorito, zona poco raccomandabile di Buenos Aires, tra baracche e sporcizia, senza allenatori e regole, ma con una palla di cuoio. A 10 anni, per la prima volta, lasciò la periferia per la grande città e per iniziare la sua grande carriera.

Sono state sei le maglie vestite dal Diego Armando Maradona nel corso della sua vita. Argentinos Juniors, Boca, Barcellona, Napoli, Siviglia, e Newells Old Boys, prima di ritornare al Boca per chiudere la carriera e il cerchio.
Maradona è il giocatore che più di tutti nella storia è stato in grado di modificare gli equilibri di partite e competizioni. Portò alla vittoria di due scudetti gli azzurri, una Coppa Italia, una Supercoppa e la Coppa Uefa del 1989, trovando il tempo di vincere praticamente da solo il famoso mondiale dell’86 in Messico, facendo impazzire tifosi ed avversari.

Diego

Un’icona, un idolo popolare in grado di incarnare non solo un modo libero di vivere il calcio, ma anche di vivere in senso più ampio, quotidiano.
E’ sempre rimasto se stesso, supportando gli oppressi e ribellandosi ai poteri forti.
Vivendo in maniera profonda, cadendo nelle dipendenze, ma rialzandosi sempre con dignità, senza nascondersi.
Sarà per questa sua genuinità ed imperfezione, in contrasto con le sue divine tecniche di gioco, che è riuscito a farsi adorare e venerare.

Lo specchio di Napoli

Nessuna città si è mai identificata tanto come Napoli con Diego, somigliandosi in tutte le contraddizioni e sfumature. Bellezza e spreco, genio e follia, sullo sfondo il riscatto per gli ultimi e la lotta contro i padroni.
Nelle zone più buie ha regalato il periodo più luminoso ad una città ora in lutto. Oggi c’è una generazione di Diego Armando, ormai ultratrentenne, che può tramandare quelle gesta e ripercorrere la storia negli angoli della città, grazie a murales ed altarini.

Il 25 Novembre, a sessant’anni, si è spento Diego, lasciando però ricordi ed emozioni immortali.

 

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